THE DOCTOR – Luke Fildes, Tate Gallery di Londra, 1891
La storia
Nel 1887, Henry Tate commissionò a Luke Fildes, già allora pittore di fama, un quadro per la nuova National Gallery of British Art.
Luke Fildes aveva perso il figlio Philip la mattina di Natale del 1877.
Il quadro è un tributo al dottor Murray, il medico che tanto spesso il pittore doveva aver visto accanto al corpo del figlio, ritratto pensoso eppur partecipe al destino ormai segnato della piccola creatura, illuminata da una lampada e dalla luce di un’alba, che lascia presupporre una notte d’angoscia.
Sullo sfondo, la disperazione dignitosa del padre e la sofferenza piegata e insopportabile della madre.
Uno dei messaggi più evidenti che ci regala questo quadro: il medico non dovrebbe abbandonare mai un suo assistito. Anche se sa di non avere più spazio e risorse terapeutiche, sa che è necessario esserci, per la consapevolezza del proprio ruolo e per la devozione a quei principi di assistenza e cure irrinunciabili.
“È stato osservato infatti che “gli studenti iniziano la loro educazione medica con un carico (“cargo”) di empatia, ma noi insegniamo loro a vedersi come esperti che aggiustano quel che è danneggiato.
Questo modello di educazione medica dovrebbe cedere il passo a un modello diverso, che insegni come l’esercizio della medicina richieda una buona dose di equilibrio fra conoscenze scientifiche e umanità (“empatia”), fra autonomia e responsabilità, fra fiducia nel progresso e cautela nell’adottarne gli effetti”, cit. Prof. Luigi Pagliaro.
E poiché una immagine si ricorda più di lunghi discorsi, “The Doctor” contribuisce all’educazione medica richiamando il bisogno di arricchire, e mantenere sempre l’umanità di chiunque voglia intraprendere e continuare questa professione.
“La dignità della professione medica non sta nell’onnipotenza risolutiva, ma nel farsi prossimo di colui che soffre. Questo Sir Luke l’aveva sperimentato di persona nei giorni in cui il dottor Murray visitò suo figlio Philip, per la malattia di cui sarebbe morto il mattino di Natale del 1877 “
«È l’immagine strabiliante di quale debba essere il compito del medico: essere presente sempre e comunque, anche quando il limite della condizione umana sembra prendere il sopravvento».