COMUNICARE DI PIÙ PER CURARE MEGLIOIl tempo della comunicazione tra medico e paziente costituisce tempo di cura” “L’efficacia della pratica medica richiede competenze narrative, vale a dire l’abilità di comprendere, assorbire, interpretare un ruolo all’interno delle storie e dei problemi degli altri”. Come medico ho sempre creduto di dover aspirare a diventare un sensibile comunicatore, in grado di ascoltare e capire nel profondo i bisogni dei suoi pazienti, ma soprattutto di interpretare il non detto, e di aiutare a trovare le parole per descrivere il suo vissuto sotto il profilo fisico psicologico ed emotivo. Dedicarsi alla relazione con i pazienti, implica che io sappia comunicare anche con me stessa, in un intimo dialogo interiore per rielaborare le emozioni che quell’incontro così delicato, così profondo e spesso doloroso esprime. Non è facile per chi quotidianamente è portato a pensare in termini di evidenze cliniche e scientifiche, ma è anche l’unica via per rendere la medicina quell’ ”arte” profondamente umana, che grazie all’approccio olistico non si limita a curare una parte, ma si prende cura del tutto. Per me sono fondamentali quattro declinazioni della narrazione:

  • Il rapporto medico-paziente
  • Il rapporto del medico con se stesso
  • Il rapporto del medico con i colleghi
  • Il rapporto del medico con la società

Imparare a raccontare questi contesti sia come paziente, come medico come professionista sanitario significa migliorarli in ogni senso in qualunque ruolo. La narrazione è strumento ormai indispensabile per trasmettere la variabilità e complessità degli stati di salute e di malattia, del bisogno di cure e di assistenza. Ecco cosa credo debba essere la Medicina narrativa: essa non è soltanto un riassunto biografico, non è l’anamnesi tradizionale; la Medicina narrativa è un percorso che io medico voglio costruire insieme al mio paziente, è la relazione di Cura. Sia il medico che il malato narriamo noi stessi, la nostra relazione, la “nostra” malattia: la malattia/sofferenza che il malato sperimenta su di sè; la malattia “clinica”, scientifica, che da medico conosco e studio. Tuttavia curante e paziente esistiamo come tali solo per via di quel legame unico invisibile che è la relazione di Cura. E la relazione di Cura, nella sua unicità e irrepetibilità, è la risposta vera al bisogno di salute, che non è sempre soddisfatto dal ricorrere a una molteplicità di visite, esami, screening, farmaci. La Medicina Narrativa è patrimonio di tutti in un contesto sanitario: l’approccio narrativo è a mio giudizio il solo in grado di creare un linguaggio comune tenendo conto delle specifiche competenze e responsabilità professionali per ottimizzare la risposta alle necessità dei pazienti. Ospitare la narrazione nel diario clinico può essere essenziale: la continuità nel tempo del rapporto con il medico di famiglia in particolare, permette di accompagnare le persone nei diversi momenti della vita, in cui si hanno parole e vissuti diversi, così come diverse saranno le aspettative di salute. Perché finché non la racconti, nessuna storia esiste. “Creando un ponte che collega tra di loro medici e pazienti, i medici tra di loro e i medici con la società, la Medicina narrativa offre nuovi spunti per una assistenza medica che sia rispettosa, empatica e ricca di umanità” (Rita Charon, fondatore e direttore esecutivo del programma in Narrative Medicine presso Columbia University)