- Il rapporto medico-paziente
- Il rapporto del medico con se stesso
- Il rapporto del medico con i colleghi
- Il rapporto del medico con la società
Imparare a raccontare questi contesti sia come paziente, come medico come professionista sanitario significa migliorarli in ogni senso in qualunque ruolo. La narrazione è strumento ormai indispensabile per trasmettere la variabilità e complessità degli stati di salute e di malattia, del bisogno di cure e di assistenza. Ecco cosa credo debba essere la Medicina narrativa: essa non è soltanto un riassunto biografico, non è l’anamnesi tradizionale; la Medicina narrativa è un percorso che io medico voglio costruire insieme al mio paziente, è la relazione di Cura. Sia il medico che il malato narriamo noi stessi, la nostra relazione, la “nostra” malattia: la malattia/sofferenza che il malato sperimenta su di sè; la malattia “clinica”, scientifica, che da medico conosco e studio. Tuttavia curante e paziente esistiamo come tali solo per via di quel legame unico invisibile che è la relazione di Cura. E la relazione di Cura, nella sua unicità e irrepetibilità, è la risposta vera al bisogno di salute, che non è sempre soddisfatto dal ricorrere a una molteplicità di visite, esami, screening, farmaci. La Medicina Narrativa è patrimonio di tutti in un contesto sanitario: l’approccio narrativo è a mio giudizio il solo in grado di creare un linguaggio comune tenendo conto delle specifiche competenze e responsabilità professionali per ottimizzare la risposta alle necessità dei pazienti. Ospitare la narrazione nel diario clinico può essere essenziale: la continuità nel tempo del rapporto con il medico di famiglia in particolare, permette di accompagnare le persone nei diversi momenti della vita, in cui si hanno parole e vissuti diversi, così come diverse saranno le aspettative di salute. Perché finché non la racconti, nessuna storia esiste. “Creando un ponte che collega tra di loro medici e pazienti, i medici tra di loro e i medici con la società, la Medicina narrativa offre nuovi spunti per una assistenza medica che sia rispettosa, empatica e ricca di umanità” (Rita Charon, fondatore e direttore esecutivo del programma in Narrative Medicine presso Columbia University)