
Molti di voi mi chiedono sempre “… come andrà a finire dottoressa?”, ovviamente non ho una risposta certa, né la cercherò in una sfera di cristallo. Come donna di scienza, cerco dei riferimenti reali per capire gli accadimenti e costruire consapevolezza, perché è da questa generalmente che mi lascio guidare nell’affrontare percorsi nuovi e insidiosi.
Non è facile pensare alla pandemia e avere certezze: tutti aspettavano la fatidica estate che avrebbe dichiarato la fine al virus, e invece così non è, anzi si riaccendono focolai ovunque, senza considerare la attuale devastante situazione oltre i confini nazionali che stanno vivendo alcuni Paesi.
In fila davanti alla Posta o alla cassa di un supermercato si apre un mondo, variegato, sfaccettato, che esprime il più delle volte senza il pudore della prudenza, giudizi e sentenza non solo di rimozione e di negazione su quanto vissuto negli ultimi quattro mesi, ma anche di condanna nei confronti di chi ha determinato con il lockdown la “inutile” privazione della libertà individuale.
Non entro nel merito delle solite e ripetitive chiacchierate inconsistenti dei più biechi salotti della politica e della società… non sono le sedi dove trovare quella consapevolezza. Mi limiterò semplicemente a riflettere su come ognuno di noi guarda al proprio futuro: molto spesso distratti da una proiezione istintiva superficiale, non ci fermiamo a guardare come stiamo vivendo il nostro presente, e non riconosciamo che quanto investito oggi, potrà fruttarci domani.
Non voglio sensibilizzarvi ulteriormente parlando al passato con un velo di pessimismo che a tratti mi insegue, quando leggo i giornali; ma voglio esprimere con forza il mio credo, ora al presente, perché ancora oggi con il nostro comportamento possiamo e dobbiamo fare la differenza: proprio adesso, quando sembra che il negazionismo e il caos mediatico delle bufale ci sovrastino; quando imperversa il più ignobile disprezzo dei 35 mila e più morti per una spavalda presa di posizione populista e delinquente; quando sembra che adesso l’unica via di uscita sia la ripresa solo economica a scapito di come la si organizzi e la si “imponga”; quando tutte le raccomandazioni ancora in vigore sembrano assolutamente anacronistiche e fuori luogo, per la “irrilevante”, dicono, debolezza del virus ai giorni nostri…, adesso tocca a noi, a tutto il buon senso che possiamo mettere in campo, a tutta quella consapevolezza, che invece ci siamo costruiti, con prudenza, attenzione, generosità e altruismo.
Adesso è il nostro momento, è il momento delle persone perbene, degli acrobati che si distinguono e possono fare la differenza, perché vivono il filo dell’equilibrio tra la disumana e ostile spregiudicatezza, il fatalismo ancestrale del “se Dio vorrà” e l’estrema fragilità della imbattile paura: un equilibrio instancabile di chi, come noi, si sente forte e solidale perché rispetta le regole, usando la mascherina con coscienza, razionalità e rispetto per gli altri, mantenendo le giusta scrupolosità nel distanziare i contatti, mantenendo la giusta apprensione a lavare le mani e a disinfettarle quando necessario; di chi come noi, sente di fare il proprio dovere civico e sociale, anche solo dedicando semplici misure di attenzione e prudenza, senza leggerezza, senza pressapochismo e rivendicazioni, sapendo che diventano strumento essenziale di buona e civile convivenza di comunità.
Viviamo questo tempo d’estate ricordandoci che nella borsa del mare oltre ai consigli e alle raccomandazioni di sempre, non dobbiamo dimenticare questa volta, la mascherina.
Finita l’estate (che non sconfisse il CoVi), ci aspettano mesi difficili, quelli autunnali e invernali, durante i quali, già sappiamo il diverso indice di morbilità a cui andiamo incontro, che non renderà per nulla semplice il dirimere sintomi e segni potenzialmente sovrapponibili a quadri clinici CoVi-D: uno su tutti l’influenza stagionale. Ed è per questo che ancor più quest’anno il mio è un invito forte alla vaccinazione antiinfluenzale e antipneumococcica. Non dobbiamo farci sorprendere impreparati, ma anzi più forti e immunologicamente pronti a difenderci.
Dobbiamo essere gli acrobati della prevenzione, sperando di poter disseminare radici più salde per uno stile di vita corretto, che si nutre della salute e sicurezza individuali, ma a favore anche del prossimo.
Ho organizzato lo studio per accogliervi al meglio e lo farà al sicuro delle più attuali raccomandazioni: colonna di disinfezione mani con dispenser automatico di gel idroalcolico, ed eventuali guanti monouso al bisogno, paratia in plexiglass a mediare la nostra conversazione, contenitori per oggetti ed effetti personali. Ricordatevi l’uso inevitabile della mascherina durante il nostro incontro.
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